di Vincenzo Marino, Research Fellow Operations and Technology Management Unit, SDA Bocconi.

La funzione logistica all’interno delle aziende sta ricevendo, negli ultimi anni, una crescente pressione verso l’adozione delle tecnologie emergenti. Quest’ultime richiedono infatti un sostanziale ripensamento degli approcci manageriali ad essa riferiti. A prescindere dalla propensione delle aziende ad aggiornarsi e a innovare lungo tale dimensione, spesso gli sforzi profusi vengono vanificati, o comunque negativamente influenzati, da delle caratteristiche infrastrutturali del nostro territorio. Un recente studio dell’Ufficio Studi Confcommercio – Isfort ha analizzato in dettaglio tali aspetti, evidenziando peraltro l’esistenza di un paradosso.

Secondo le analisi condotte risulta che allo sviluppo dell’economia italiana non sia seguita una pari evoluzione dell’intelaiatura trasportistica. Di fatti, sia in termini di domanda potenziale che attuale, i prodotti italiani sono molto richiesti nel mercato globale, ma ciò si scontra con un sistema di mobilità piuttosto debole nel suo complesso. Sempre secondo la già citata ricerca, il valore di mercato della logistica in Italia è secondo solo al mercato tedesco, ma a livello contabile il valore aggiunto è di gran lunga inferiore per diversi motivi, tra cui la sostanziale arretratezza dei modelli organizzativi e dei sistemi tecnologici, nonché una normativa sul costo del lavoro che tende a frammentare il settore e quindi la sua capacità di creare effettivamente valore.

A testimonianza di ciò, la tabella sottostante mostra come in termini assoluti la logistica, anziché crescere, si sia sostanzialmente contratta. Se non fosse per l’attrattività dei prodotti italiani oltreoceano, la gomma sarebbe di gran lunga il mezzo preferito. In generale, a prescindere dalla non favorevole conformazione geografica del Belpaese, i contenuti investimenti nelle infrastrutture viarie effettuati dai precedenti governi hanno relegato i canali ferroviari a soluzione marginale, a differenza di altri paesi europei.

 

Questa premessa sulla situazione strutturale serve a sollevare un primo punto verso l’evoluzione della logistica nel futuro che riguarda la dimensione energetica.

Secondo l’energy outlook 2030 di British Petroleum, il prezzo del petrolio nei prossimi anni è destinato ad aumentare significativamente e gli operatori logistici dovrebbero cercare di ridurre il più possibile la dipendenza da carburanti fossili. Per quanto vi sia un diffuso consenso su questo tema, le previsioni mostrano che il petrolio dovrebbe rimanere ancora il carburante prevalente, passando dal 94% del 2011 a circa l’89% previsto nel 2030 a favore delle componenti “gas” e “biocarburanti”. È quindi possibile immaginare uno scenario in cui il traffico logistico internazionale si paralizzi per l’alto costo dei carburanti? O, di contro, è possibile immaginare che i biocarburanti siano in grado di effettivamente i carburanti fossili? Difficile dare una risposta adesso, ma è chiaro che le aziende debbano investire da subito per scongiurare la prima ipotesi e rendere il prima possibile realistica la seconda.

 

 

 

In questo scenario, qual è il ruolo del dato e del concetto di “Logistica 4.0”? Secondo un documentario prodotto dalla DNA, operatore TELCO Finlandese, l’errato bilanciamento nell’utilizzo delle risorse è dovuto a una scarsa capacità delle aziende di “processare” i dati e quindi di trarre da questi delle indicazioni che possano influenzare le decisioni manageriali di un’organizzazione. Il concetto di logistica multimodale è ormai diffuso da tempo, ma la reale implementazione di tale modello passa attraverso una forte connessione degli elementi che lo compongono. La crescente potenza dei droni e capacità delle batterie potrebbe, ad esempio, permettere l’abbattimento del traffico all’interno delle città dove il cosiddetto “ultimo miglio” verrebbe preso in carico da soluzioni alternative alla gomma, ma non solo. Ciascun sistema potrebbe ottimizzare il proprio itinerario anche in base ai dati sulle previsioni metereologiche o sullo stato di viabilità delle strade, svolgendo di fatto un’analisi sui fattori di rischio. Ciò abiliterebbe il passaggio da un sistema logistico reattivo a uno predittivo.

I requisiti sono quelli tipici della quarta rivoluzione industriale: Connettività e Automatizzazione. Per quanto riguarda il primo elemento, si tratta di avere piena disponibilità di informazioni (grazie alle tecnologie IoT) sull’origine, la posizione e la destinazione delle merci da movimentare congiuntamente a un set di scenari di soluzioni percorribili e attivabili. Ciò permette di ottimizzare la logistica non solo dal punto di vista energetico, ma anche lungo le dimensioni di qualità del servizio e di efficienza dell’intera supply chain. Tale configurazione richiede però che vi sia un soggetto che si faccia carico di prendere delle decisioni, ma anche in tal senso le tecnologie di intelligenza artificiale e big data analysis, tra le altre, vengono in supporto. I sistemi informativi e gli algoritmi di progettazione orientati verso tali tecnologie, sono in grado di guidare porzioni, o anche l’intera supply chain, in modo “automatizzato”. Il manager, o l’operatore, assume così il ruolo di controllore, con la facoltà di intervenire “per eccezione” o in caso di situazioni più critiche. Grazie anche a questi nuovi approcci, le imprese possono identificare delle nuove correlazioni, dei trend, che altrimenti rimarrebbero ignori, e intervenire ove opportuno.

Queste due dimensioni, tuttavia, non si riferiscono soltanto alla logistica inbound o outbound, ma anche a quella interna all’azienda. Da un punto di vista meramente tecnico il Fraunhofer Institute identifica tre principali direttive di innovazione che sono:

  • Oggetti Intelligenti: la dotazione di sensoristica avanzata negli oggetti movimentati, la capacità di metterli in comunicazione tra loro e l’ottimizzazione dell’assorbimento energetico per la loro movimentazione.
  • Sistemi di trasporto cellulari: basati sui sistemi di swarm intelligence (intelligenza dello sciame), si riferiscono al ribaltamento del tradizionale approccio di controllo centralizzato verso una molteplicità di più piccole unità in grado di prendere decisioni autonomamente sulla base di informazioni locali. Tali unità autonome sono spesso rappresentate da veicoli a guida senza conducente, che si relazionano tra loro, e con l’ambiente circostante tramite degli algoritmi in grado di controllare le “cellule”, seppur autonome, che si coordinano come un complesso organico, per l’appunto, come uno sciame. (Fonte: Concept of Cellular Transport Systems in Facility Logistics – Kamagaew, Stenzel et al. 2012)
  • Rack Racer: sistemi di scaffalatura e movimentazione merci interna al magazzino dotata di guida autonoma, in grado muoversi diagonalmente tra gli scaffali assumendo quindi una connotazione “bionica”.

Per quanto riguarda le diverse configurazioni della logistica, il seguente schema elaborato dalla Cinese Unity Consulting offre un’overview sull’evoluzione della logistica in ottica Industry 4.0 molto valida e che può essere utile per effettuare un self assessment sul tema.

 

n conclusione, si ritiene opportuno sollevare alcune criticità di questo nuovo paradigma:

  • Nonostante la letteratura a riguardo e le sviluppate prassi manageriali, la logistica viene ancora gestita come un’attività ad hoc e non come facente parte di un più ampio sistema di supply chain che si sviluppi in logica end-to-end.
  • Le soluzioni tecnologiche vengono spesso offerte alle aziende da partner tecnici che non possono limitarsi ad assumere il ruolo di venditore del software o della macchina, ma devono guidare l’azienda nell’innovazione dei propri processi e nella formazione delle risorse umane che vi operano.

Le nuove sfide della quarta rivoluzione industriale in ambito logistico hanno un enorme potenziale che le aziende, e quelle italiane in particolar modo, non possono permettersi di ignorare. Le imprese che non hanno ancora adottando soluzioni particolarmente innovative, accumulando dei ritardi rispetto ai propri competitor, hanno la necessità di sviluppare una roadmap verso il nuovo contesto industriale. Il ritardo accumulato non impatta solamente sulla singola azienda, ma, essendo la logistica una funzione vitale per l’intera economia, può arrecare danno al più ampio sistema imprenditoriale del contesto di riferimento.