I primi Sistemi 360 di IBM proponevano 50 anni fa soluzioni architetturali adottate ancora oggi a partire dalle macchine virtuali

I mainframe IBM della serie System/360 sono arrivati ieri al giro di boa dei 50 anni. Hanno compiuto le nozze d’oro con l’informatica quei sistemi informatici centralizzati che sono la massima espressione elettronica della potenza di IBM sul mercato dell’informatica del secolo scorso. In pratica quando gli esperti parlano di mainframe fanno riferimento a quella architettura consolidata con i Sistemi 360. Un’architettura che ha una longevità così consolidata che si prolunga dal lontano 1964 agli attuali mainframe IBM della serie zEnterprise che sono in grado ancora di mantenere la compatibilità a livello di codice con quanto scritto per i Sistemi 360. Era l’era precedente a quella a dei microprocessori ( il 4004 di Intel è del 1971)e della successiva esplosione prima dei minicomputer e poi e di personal computer.
I sistemi adottavano una serie di accorgimenti tecnolgici che sono diventati luogo comune nei sistemi attuali a partire dal multitasking e dalla virtualizzazione attraverso macchine virtuali ( VM) I Sistemi 360 proponevano un’architettura a 32 bit in virgola mobile ed era gestiti attraverso schede perforate con lo storage affidato a nastri magnetici e ai primi hard disk. Quanto al sistema operativo facevano allora la loro apparizione il multitasking e la gestione di macchine virtuali. Nessun microprocessore , ma transistor assemblati su schede per l’elettronica.

Una tappa tecnologica frutto di un investimento di 5 miliardi di dollari dell’epoca che alcuni stimano equivalenti a 30 8 miliardi di dollari attuali. Una enormità rispetto agli investimenti giudicati ingenti nel cloud da parte dell’IBM attuale.

Articolo ripreso dal sito http://www.techweekeurope.it/news